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Gay & Bisex

Marco and Alvin 9


di MASQUARATE
09.09.2026    |    738    |    2 8.9
"Alvin guardava tutto, gli occhi verdi che non si distoglievano un attimo dal viso di Marco..."
La porta si chiuse con un click sordo.
La stanza era immersa in una penombra calda, illuminata solo dalla luce arancione del lampione che filtrava dalla finestra. Si sentiva ancora, lontana, la musica bassa del piano di sotto e qualche risata. Qui dentro, però, l’aria era già cambiata.
Alvin non perse tempo. Si tolse la felpa e la maglietta in un solo gesto, restando a torso nudo, i pettorali ancora segnati dalla partita. Poi si voltò verso Marco e gli accarezzò il viso con tutte e due le mani.
«Ricorda», gli disse a voce bassa, gli occhi verdi fissi nei suoi. «Io sono qui. Sempre.»
Marco annuì, il cuore che gli batteva così forte da fargli quasi male.
Eddy, alle spalle di Alvin, si stava già togliendo la maglietta. Il torso scuro e massiccio emerse nella penombra: pettorali ampi, addome spesso e segnato, una linea di peli neri che scendeva sotto l’ombelico e spariva nei pantaloncini. Quando se li calò, il cazzo gli cadde pesante fuori: lungo, grosso, più scuro del resto del corpo, con una cappella ampia e già lucida in punta. Le palle erano piene, pesanti.
Marco sentì la bocca seccarsi.
Alvin gli tolse la felpa, poi i pantaloni e i boxer. Marco restò nudo in mezzo a loro due. Si sentiva piccolo, fragile, e allo stesso tempo più eccitato di quanto fosse mai stato in vita sua. Alvin lo baciò piano, profondo, mentre le mani di Eddy gli si posavano sui fianchi da dietro. Mani grandi, calde, un po’ ruvide. Eddy gli accarezzò il sedere, lo strinse, poi lasciò scorrere un dito tra le natiche, senza ancora entrare.
«Cazzo, sei bello», mormorò Eddy con la voce grave. «Alvin aveva ragione.»
Alvin si staccò dal bacio e guardò Eddy.
«Piano. È la prima volta che lo condivide.»
Eddy annuì, serio. «Lo so.»
Alvin si sedette sul bordo del letto e fece inginocchiare Marco tra le sue gambe. Il cazzo di Alvin era già duro, familiare, caldo. Marco lo prese in bocca quasi per istinto, come aveva fatto tante volte. Dietro di lui Eddy si chinò, gli aprì le natiche con le mani e gli passò la lingua calda e piatta sul buco. Marco gemette intorno al cazzo di Alvin, il suono soffocato e umido.
Eddy leccò piano, con calma, poi più a fondo, spingendo la lingua dentro. Le sue dita grosse seguirono: prima una, poi due, lubrificate di saliva. Marco sentì l’apertura cedere, il bruciore dolce, la sensazione di essere preparato da mani diverse. Alvin gli teneva i capelli e gli parlava basso:
«Bravo… prendilo… respira… sono qui.»
Quando Eddy ritirò le dita, Marco era già tremante, il cazzo che gocciolava sul pavimento. Eddy si alzò in piedi dietro di lui. Alvin fece un cenno.
«piano...»
Eddy sputò sul proprio cazzo, se lo strinse un paio di volte e appoggiò la cappella calda e grossa contro il buco di Marco. Premette. Piano. Marco emise un suono acuto, mezzo dolore e mezzo bisogno. Alvin gli tenne il viso tra le mani, costringendolo a guardarlo.
«Guardami. Solo me.»
Eddy entrò.
Centimetro dopo centimetro. Era più grosso di Alvin, più spesso, e Marco lo sentì aprirsi in un modo nuovo, quasi spaventoso. Quando fu tutto dentro, fino alle palle, i tre restarono fermi. Si sentiva solo il respiro pesante.
Eddy cominciò a muoversi. Lento all’inizio, profondo. Ogni spinta faceva oscillare il corpo di Marco in avanti, verso il cazzo di Alvin. Marco lo succhiava con più fame, le lacrime agli occhi per la pressione. Alvin gli accarezzava i capelli, gli asciugava le guance col pollice, gli sussurrava:
«Lo stai prendendo così bene… cazzo, sei bellissimo così.»
Eddy accelerò un poco. Le sue mani grosse gli tenevano i fianchi, le dita che affondavano nella pelle chiara. Il suono umido e carnale riempiva la stanza: pelle contro pelle, respiro, gemiti soffocati. A un certo punto Eddy si chinò in avanti, il petto caldo contro la schiena di Marco, e gli parlò all’orecchio con la voce roca:
«Stretto da Dio… Alvin, sei fortunato.»
Alvin sorrise, gli occhi scuri di piacere e di possesso.
«Lo so.»
Dopo un po’ Alvin fece un gesto. Eddy uscì lentamente, lasciando Marco improvvisamente vuoto e tremante. Alvin lo tirò sul letto, lo stese sulla schiena e gli entrò dentro di nuovo, familiare e sicuro. Marco gemette di sollievo e di piacere. Mentre Alvin lo scopava, Eddy gli si mise a cavalcioni sul petto, il cazzo scuro e lucido a pochi centimetri dalla bocca di Marco.
«Aprila», disse piano.
Marco obbedì. Prese il cazzo di Eddy in bocca mentre Alvin lo scopava dal basso. Il sapore era diverso: più forte, più muschiato, salato. Le palle pesanti gli battevano sul mento. Alvin guardava tutto, gli occhi verdi che non si distoglievano un attimo dal viso di Marco.
A un certo punto Alvin uscì e si spostò. Eddy si mise tra le gambe di Marco e gli rientrò dentro, questa volta faccia a faccia. Marco sentì di nuovo lo spessore enorme. Alvin gli si mise di lato, gli prese una mano e gliela portò sul proprio cazzo, facendoglielo strofinare mentre Eddy lo scopava.
«Voglio vederti venire con lui dentro», disse Alvin a voce bassa. «E poi ti riprendo io.»
Eddy spinse più forte, più fondo. Una mano scese e cominciò a pompare il cazzo di Marco. Il piacere salì troppo in fretta. Marco inarcò la schiena, un grido rotto gli uscì dalla gola e venne a fiotti sul proprio ventre e sulla mano di Eddy. Il corpo gli si contrasse forte intorno al cazzo scuro. Eddy gemette grosso, accelerò e venne dentro di lui con spinte profonde e lunghe, riempiendolo di liquido caldo e denso.
Appena Eddy uscì, Alvin era già lì. Non gli diede quasi tempo di respirare. Gli aprì di nuovo le gambe e gli entrò dentro, scivolando nel buco già pieno e caldo di sborra. Marco emise un suono quasi disperato, troppo sensibile, troppo pieno. Alvin lo scopò con forza, possessivo, quasi rabbioso di piacere, finché non venne anche lui, spingendo fino in fondo e aggiungendo il proprio liquido a quello di Eddy.
Quando finalmente si fermarono, Marco era un tremito continuo. Aveva le cosce aperte, il buco che pulsava, il ventre sporco, le labbra gonfie. Alvin gli si stese sopra e lo baciò piano, lungo, mentre Eddy, ancora ansimante, gli accarezzava un fianco con una mano grande e calda.
«Tutto bene?», chiese Alvin contro le sue labbra.
Marco annuì, gli occhi umidi, la voce roca.
«Sì… cazzo, sì.»
Eddy rise basso, soddisfatto, e si chinò a baciargli la spalla.
«Quando volete… sono sempre qui.»
Alvin non rispose. Si limitò a stringere Marco più forte contro di sé, una gamba gettata su di lui in un gesto chiaramente possessivo. Fuori cominciava a nevicare di nuovo. Dentro la stanza, tra i tre corpi caldi e sudati, l’aria sapeva di sesso, di pelle e di qualcosa di nuovo che non sarebbe più sparito.
Marco chiuse gli occhi, il cuore ancora in subbuglio, e per la prima volta non sentì alcun vuoto.
Solo pienezza.
E due uomini che, in modi diversi, lo tenevano.
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